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Marco Cecchinato: Prove di rinascita

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Marco Cecchinato sta giocando con l’obiettivo di dimostrare di non essere solo “quel giocatore che una volta arrivò in semifinale a Roland Garros”

Che il tennis sia uno sport crudele non c’è più bisogno di ripeterlo. Puoi allenarti come nessuno mai l’ha fatto, essere in una forma fisica straordinaria, eppure il fattore veramente determinante del tuo gioco rimarrà sempre la testa. E per imparare a controllare la psiche non servono a nulla le ore passate da soli ad esercitarsi sul servizio.

Spesso veniamo abbagliati dalle prestazioni di tennisti apparentemente anonimi, ed in effetti solo di passaggio. Lì con le braccia al cielo, dopo aver imbeccato l’ennesimo passante di rovescio che se lo avessero provato un mese prima avrebbe rimbalzato a terra prima ancora di superare la rete. È perché la testa gira, libera, vede che le cose vanno bene e non si preoccupa, ti lascia giocare. Nella maggior parte dei casi, un paio di passi falsi sono abbastanza per far abbassare gli occhi e far scoprire alla mente che sotto c’è l’abisso, la normalità; c’è il ritorno a quell’irresistibile nervosismo quando la palla corta alla fine non riesce poi così corta ed il dritto lungo linea in realtà tocca terra nel corridoio. Solo i pochi che dopo aver guardato l’abisso rialzano la testa sono quelli che sono arrivati in alto per restarci.

Marco Cecchinato se lo sentiva dire “sotto voce”, quando tutto girava bene e la testa era sgombra, che lui era solo un passante, che una semifinale Slam può capitare nella vita, che presto sarebbe caduto nell’abisso anche lui. “So cosa dicevano, che il mio era un exploit casuale. Solo che non lo dicevano a voce alta perché ero intoccabile allora. Ma non è stato casuale, perché avevo vinto un torneo ATP prima di Parigi, e altri due sono seguiti”, ha detto recentemente a Repubblica. 

Quel periodo d’oro che, fra il 2018 e l’anno scorso, ha incorniciato la semifinale a Roland Garros rimane una tappa misteriosa nella storia del palermitano. A cosa abbiamo assistito? A un picco ormai precipitato in una carriera pianeggiante o al livello a cui ambire e all’aspettativa da soddisfare anche negli anni a venire? Chi è, insomma, Marco Cecchinato, un numero 16 al mondo o il giocatore che da mesi fluttua al di sopra del Top 100?

Marco Cecchinato durante l’ultimo match, al Roland Garros contro Zverev (Fonte: YouTube).

Tornare a Sorprendere 

“So cosa voglio ora, so che non voglio galleggiare. Non voglio accontentarmi di una posizione intermedia”, dice Ceck, conscio che qualcosa è cambiato negli ultimi tempi. Un anno di limbo, di errori di programmazione, di perdita di cattiveria e motivazioni potrebbe davvero volgere al termine. Per riprendersi ciò che gli spetta, Marco ha richiamato Massimo Sartori, allenatore che ha plasmato il suo gioco quando a 17 volò via da Palermo per spiegare le ali come tennista professionista. “Lui sa come si sta ad alto livello. È l’uomo giusto per me”, spiega.

Non dev’essere un caso, allora, se abbiamo rivisto la speranza negli occhi (e soprattutto nel gioco) di Cecchinato negli ultimi tempi. Certo, nulla a che vedere con le vittorie del momento d’oro, ma nemmeno con il livello di un semplice “passante”. Anzi, il suo momento no sembra davvero avergli fatto comprendere su che sponda del guado voglia passare la restante parte della carriera: “Voglio i campi centrali, sì: desidero quei palcoscenici. Perché è lì che mi esalto, che mi sento a mio agio”, sottolineava a proposito a Repubblica.

E con la ritrovata fame di avere tutti gli occhi addosso, Ceck è tornato dallo stop rimettendosi in moto in maniera convincente, scalando poco a poco la marcia. Se prima di quel momento i risultati di Cecchinato ci raccontano di una sfilza di uscite ai primi turni, nel post-confinamento questa sorte gli è toccata soltanto agli US Open.

Marco Cecchinato impegnato in un battuta durante gli Internazionali di Roma (Fonte: YouTube).

Terra amica

La luce sembra essersi accesa con la stagione della terra e, soprattutto, con il calcare “quei palcoscenici” a cui lui faceva riferimento. Sull’argilla amica di Roma supera i turni di qualificazione a poi addirittura il numero 45 mondiale Kyle Edmund. Finita la partita ammette, ancora “con i brividi addosso”, di star ritrovando gioco e serenità, che grazie al lavoro con Sartori ha “rigiocato come il Marco Cecchinato del 2018”.

Sarà l’ultima vittoria al Foro Italico prima di volare a Parigi, dove l’aria non sarà pulita come quella di Mondello, ma al tennis di Marco fa bene come nessun’altra. Batte giocatori che decisamente non si sarebbero battuti da soli. Dopo aver fatto fuori nelle qualificazioni Gulbis, Lestienne e Coppejans, Cecchinato si è imposto contro avversari di livello come Alex De Minaur (testa di serie numero 25 e 28 nei ranking) e l’argentino Juan Ignacio Londero (68 del mondo). 

A prescindere da chi ci fosse dall’altra parte della rete, ciò che è fondamentale è che tornano le vittorie pesanti, tornano quei rovesci affilati che il palermitano sembrava aver perso per strada insieme alla cattiveria e la tranquillità. “Sto tornando a essere il Cecchinato di 2 anni fa… ho messo più muscoli, ho un nuovo team, è tornata la fiducia, mi diverto anche a lottare”, dice in un post-partita parigino fotocopiando le dichiarazioni della settimana precedente.

Oggi è il momento della verità per Marco Cecchinato. È il momento di scoprire le carte e dimostrare finalmente che non è il classico tipo che ha avuto solo una buona mano. Le prove di rinascita sono state promettenti, adesso tocca tornare a sedersi al tavolo dei grandi senza sfigurare. Ma siamo pronti a scommettere che il ritorno di Ceck non sia tutto un bluff


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