Pubblicato il Lascia un commento

Di fronte a Schwartzman, il “Peque” è stato Cecchinato

Cecchinato
Share:

CORDOBA | Come ogni argentino che si rispetti, Diego Schwartzman ha un soprannome. Nel suo caso è Peque (Piccoletto), dovuto chiaramente al metro e 70 scarso di altezza. Ma se guardiamo alla statura tennistica, a Córdoba il vero Peque è stato Cecchinato, reso piccolo piccolo da un avversario semplicemente migliore di lui — oggi, ma probabilmente anche in generale. Il 6-2, 6-2 messo a segno dal padrone di casa in giusto un’ora e 11′ non ne è solo la conseguenza, ma anche la prova che fra il palermitano e un top 10, in questo momento, c’è il mare.

La palla cade alta, lenta, quasi precisamente a metà campo; Cecchinato si coordina, fa ruotare il braccio, ma il piatto corde le passa di lato come fosse una sconosciuta. Liscio. Era lì che moriva il primo game del secondo set, con Schwartzman che si intascava il terzo break dell’incontro e la sensazione di aver appena giustiziato il match. Cecchinato, che prima di allora segnali positivi non ne aveva dati, dal canto suo dimostrava di aver ufficialmente staccato la spina. Un adiós a Cordoba senza lasciare alcuna traccia, nemmeno su quella pallina che andava solo spinta nel campo avversario.

Il match veniva da 34′ minuti — la durata del primo set — con una direzione chiara sin dall’inizio: era nel terzo gioco che Dieguito si portava avanti di un break mentre Cecchinato mostrava di non essere brillante come l’avversario. Detta nel modo più semplice possibile: l‘argentino tirava, la pallina e Cecchinato correvano, praticamente sempre. E questo, nella sua brutale semplicità, è stato il tema dominante della partita.

Il palermitano è apparso scarico, fisicamente e mentalmente. Le prime non spaventavano, i colpi decisivi non si alzavano mai a sufficienza, le smorzate erano sempre troppo corte, le steccate troppo frequenti; il linguaggio del corpo trasmetteva solo sconforto, voglia di finirla il prima possibile. Ma la causa, bisogna essere onesti, è stata anche Schwartzman. Neanche lui era chissà quanto pimpante a livello fisico, ma ha dimostrato che l’essere testa di serie in questo torneo sia un diritto più che meritato.

LEGGI ANCHE: ALL’AUSTRALIAN OPEN CON GLI OCCHI DI ETTORE ZITO, IL COACH SIRACUSANO DI MATTEK-SANDS: “LA QUARANTENA È STATA TOSTA. CARUSO SE LA GIOCA CON TUTTI”

Dopo quello smash sbagliato di cui sopra, il secondo set scorre per un’altra mezzoretta esasperando tutto ciò che era andato male nel primo. Arriverà un altro break, l’argentino fotocopierà la prima partita con il contingentato pubblico che sbadiglia, sollevato dall’incarico di spingere il beniamino di casa perché ci stanno pensando già le steccate avversarie.

Visto da fuori, a Cecchinato sembrava passata addirittura la voglia di giocare, con il saluto allo sfidante a fine gara che sapeva di sciatto sollievo: almeno è finita. Ma la voglia bisognerà ritrovarla molto presto: non è possibile che ci sia tanta distanza fra lui e il n. 9 ATP. Non è corretto verso il suo tennis.

Marco tornerà alla ricerca del vecchio sé stesso dal 3 marzo, giorno di inizio del torneo di Buenos Aires. Se tornerà la voglia di fine 2020, varrà la pena di aver fiducia in lui. Il pequeño Cecchinato di Córdoba meglio dimenticarlo.


Share:
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.